Sulle agibilità sindacali ABI

di Aggregazione Agor@

In perfetta solitudine e senza interpellare l’organismo preposto all’indirizzo politico-sindacale della FISAC, e cioè il Direttivo Nazionale, il Segretario Generale ha provveduto a siglare l’accordo con ABI relativo alle agibilità sindacali e non ha neanche previsto un Direttivo a breve di approvazione, ma unicamente una ratifica in occasione dell’approvazione della piattaforma per il rinnovo del CCNL del Credito, anch’essa senza mandato del Direttivo.

Questo procedere meriterebbe di per se un’ampia discussione o almeno alcune riflessioni.

Ma c’è dell’altro: quell’accordo apparentemente acquisitivo, come al solito figlio di una discussione tra pochi al tavolo di ABI, lascia inalterato per i banchieri il “peso” della rappresentanza sindacale, avendo effettuato una traslazione all’interno della quantità di cedole globalmente consegnate alle OO.SS., dalle sigle con oltre il 5% d’iscritti nel settore e quelle che, essendo al di sotto della soglia, non ne hanno più diritto. Stesso ragionamento per l’aumento dei distacchi e dei numeri delle delegazioni trattanti dei gruppi.

Anche su questo accordo una valutazione politica e non tecnica andrebbe fatta.

  1. la CGIL ha basato la Conferenza di Organizzazione sulla necessità di spostare la propria azione verso il territorio, a ridosso dei lavoratori, attraverso la diminuzione del numero degli eletti negli organismi dirigenti e lo spostamento dei funzionari verso la base. Insomma tornare tra i lavoratori attraverso il decentramento organizzativo! Nello stesso Congresso si è sostenuta con forza questa posizione e il nuovo Segretario Generale, Maurizio Landini, ne ha voluto fare il tratto distintivo del suo discorso d’insediamento.
  2. Al contrario la FISAC ha aumentato a dismisura il numero degli eletti nei suoi organismi nazionali, oltre il 40%, ha prodotto un organigramma nazionale “monstre”, più che raddoppiando i partecipanti ai dipartimenti e le strutture che gravitano intorno alla Segreteria Nazionale, ha approvato un bilancio economico preventivo che non sposta risorse verso i territori, fatta eccezione per il 50% delle risorse provenienti dalle deleghe degli esodati, soldi che già sarebbero di competenza dei territori e che a consuntivo saranno comunque appannaggio del nazionale per le quote eccedenti quelle previste in bilancio ed infine le 20.000 ore di cedole in più,  previste dal suddetto accordo, saranno distribuite solo a consuntivo, ai virtuosi che, con le attuali risorse, saranno in grado di aumentare il numero d’iscritti.
  3. L’accordo sulle libertà sindacali non tiene conto del dibattito sviluppatosi nell’organizzazione, ai vari livelli, sulla necessità di rivedere le modalità di realizzazione delle RSA e dare più potere a quei rappresentanti sindacali, oggi relegati a ruolo di semplici attuatori delle decisioni assunte nelle sedi accentrate. Attraverso questa scelta sarebbe passato il reinsediamento territoriale della FISAC, ancora una volta disatteso dal Segretario Generale. Più RSA, più risorse per loro, maggior peso nelle decisioni dell’organizzazione, avrebbero spostato il baricentro della FISAC verso i lavoratori e permesso di rispondere alle loro esigenze. Invece si recuperano risorse cedolari che restano nella struttura nazionale, si aumentano i numeri dei distacchi nelle strutture di coordinamento aziendale e nelle delegazioni trattanti, incidendo indirettamente nel delicato rapporto tra aziende e territori.
  4. Landini e Colla hanno raggiunto un accordo al Congresso, come primo passo verso una ritrovata unità della Cgil. In FISAC nessun passo si è mosso in questo senso, ma peggio, non si convocano neanche le riunioni degli organismi deputati al confronto ed alla sintesi tra le diverse posizioni. Neanche quando la discussione dovrebbe avvenire intorno alla predisposizione della piattaforma per il rinnovo del CCNL del Credito. Insomma un accentramento a tutto tondo, in perfetta contraddizione con le scelte della Cgil e del buon senso, unito alla riduzione del dibattito interno a mera ratifica delle scelte compiute da pochi.

In preparazione del Congresso della FISAC titolammo un nostro documento: “cambiare si deve”, ora più che mai, proprio perché siamo all’inizio del mandato, occorre cambiare, prima che i danni siano irreparabili.