L’alba del giorno dopo

di Marco Parissenti

Quello che si è appena concluso per la CGIL è stato un Congresso, oltre che inedito, molto complesso.

Un Congresso che ha avuto come sfondo la situazione drammatica del nostro Paese: un Governo ed una classe politica che produce tweet a caccia del consenso invece che iniziative necessarie al rilancio dell’economia reale; una sinistra politica scomparsa perché in attesa di non si sa che cosa.

La fine del Congresso della CGIL, con la ricomposizione delle visioni (liste) contrapposte, è stato ed è testimonianza della maturità e della tenace volontà di tutte e tutti coloro che militano all’interno dell’unico soggetto di rappresentanza sociale di sinistra rimasto nel nostro Paese e due sono le notizie di cui possiamo dare annuncio.

La prima bella notizia sta nell’elezione UNITARIA di Maurizio Landini a Segretario Generale.

La seconda bellissima notizia si riferisce all’elezione di un’IDEA DI SINDACATO che vuole ripartire dal basso, dalle realtà dei luoghi – e dei non luoghi – del lavoro, dalle periferie della povertà sempre più larghe e sempre più affollate.

Le nostre emozioni, i nostri applausi, le nostre lacrime hanno salutato con convinzione questa scelta.

Ma, come sempre accade, i riflettori si spengono ed arriva l’alba del giorno dopo.

Al risveglio, le prime domande escono naturalmente: come vogliamo declinare quegli impegni? Come intendiamo costruire le condizioni reali perché quanto narrato con passione sino al giorno prima si realizzi? Come faremo a ri-partire dal basso? (la scelta del plurale è coerente con quell’idea).

Con l’inizio del percorso per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale dei bancari, l’alba è “veramente” arrivata il giorno dopo.

Esattamente il 29 gennaio con l’incontro tra Organizzazioni Sindacali unitarie ed ABI e la firma dell’accordo che impegna le Parti alla definizione “di un calendario di riunioni a partire dall’11 febbraio che abbiano come oggetto le tematiche più importanti in attesa della definizione da parte sindacale della Piattaforma di rinnovo del CCNL”.

Lo schema non risponde proprio a quell’idea di RI-PARTIRE DAL BASSO, perché sembra che l’intenzione sia  quella di incontrare PRIMA (o poco prima) la controparte per decidere quali saranno i temi che faranno parte della piattaforma e DOPO (o appena dopo) discuterla e farla votare dai lavoratori.

Se, in questa impostazione, consideriamo alcuni elementi che indicano (1) come i risultati economici consuntivati dalle banche affiancati alle proiezioni di crescita, consegnino le condizioni per una richiesta salariale e che (2) il settore bancario è molto variegato e composito e l’ABI non dimostra la capacità (volontà?) di darne una rappresentazione unitaria, non risulta difficile immaginare alcuni rischi che potrebbero venire a crearsi nel rinnovo del CCNL.

Ad esempio un incremento salariale (tutto da discutere in misura e forma) in cambio di un nuovo CCNL “a maglie larghe” ossia una sorta di “accordo quadro” che contenga i temi che saranno poi negoziati in sede aziendale/di gruppo (a titolo esemplificativo ma non esaustivo gli inquadramenti) e senza alcuna previsione – se non un semplice titolo o rimando – sulla digitalizzazione, la contrattazione di genere, le pressioni commerciali, gli orari, l’organizzazione del lavoro, gli appalti.

Non si deve dimenticare che il tentativo di ABI di costruire come predominante un livello negoziale aziendale, non è nuova.

Prima ancora di qualsiasi ipotesi di merito, forse risulta necessario chiarire quali debbano essere gli elementi portanti di questa fase di rinnovo. Innanzitutto il metodo.

Si registra una profonda distonia tra un’impostazione confederale che indica chiaramente la necessità di ascoltare la voce delle lavoratrici e lavoratori che, nel settore bancario e non solo, operano da anni in condizioni insostenibili (il solo tema delle pressioni commerciali è l’espressione netta di un modello organizzativo aziendale che riunisce ed accomuna molto bene le banche) e dall’altra un’impostazione “sottoscritta in un verbale di accordo” che invece anticipa la discussione con la parte datoriale.

L’altro elemento basilare è il significato del Contratto Collettivo Nazionale: l’idea di un testo “a maglie larghe” ne annichilisce certamente il valore, non unifica il lavoro ed i lavoratori e, per altro, non trova alcun appoggio rispetto ai contenuti politici del percorso congressuale appena concluso.

Non esiste ad oggi un testo che si possa chiamare piattaforma e, quindi, che questa debba essere definita è un fatto. Le questioni centrali sono con quali temi, quali priorità e con quale percorso. Ed il tutto deve rispondere ad una domanda di fondo: trattasi di un rinnovo di routine oppure c’è la necessità di una visione innovativa?

Il CONFRONTO INTERNO con delegate e delegati, che dei luoghi di lavoro hanno molto da dire ed hanno bisogno di essere ascoltati, mai come ora deve essere l’impegno obbligato che, chi ha l’onere della rappresentanza deve onorare partendo da ogni alba di ogni giorno.

Il film “Era già ieri” del 2004 (rifacimento di una commedia filosofica americana “Ricomincio da capo” del 1993) racconta della vita di un uomo che, vittima di una sorta di sortilegio, è costretto a rivivere le stesse identiche vicende ogni giorno senza la possibilità di poterle cambiare.

Ne esce nel momento in cui scopre la presenza degli altri e il bisogno di comunicare con loro.