Perché mi sono candidato

a Segretario Generale della Fisac-CGIL

di Fabio Alfieri

Il Segretario Generale Megale in più di un’occasione, fra cui almeno due riunioni ufficiali del CDN, ha affermato che il suo successore – futuro Segretario Generale – sarebbe stato indicato da lui all’interno dell’esecutivo uscente nel segno della continuità politica. In occasione di colloqui informali con diversi dirigenti della FISAC ha fatto il nome del compagno Giuliano Calcagni, come futuro Segretario Generale. Notizia, peraltro, già pubblicata su alcune testate online senza che ne sia seguita alcuna smentita.

Il Segretario Generale Megale non ha ancora trovato alcuno, fra i Dirigenti della FISAC CGIL, né che contesti né che condivida pubblicamente tale comportamento, che non è solo irrituale:

è illegittimo, perché viola le regole del processo di confronto democratico di cui la CGIL si è dotata attraverso congressi, conferenze di organizzazione, statuti e delibere;

è ambiguo, perché approfitta del mancato e pubblico coinvolgimento del gruppo dirigente FISAC e scava – come la goccia fa con la pietra – attraverso il silenzio per acquisire l’avallo non solo alla proposta organizzativa, ma anche al merito di due lustri di politica sindacale (dalla difesa mancata della tenuta occupazionale alla perdita di centralità del CCNL, stante perlomeno la conclusione degli ultimi due; da una politica della FISAC CGIL tutta subalterna alla FABI e sviluppata sulla centralità dei grandi Gruppi emarginando Territori e Medie e Piccole aziende, agli accordi su politiche commerciali, condizioni di lavoro e salari incentivanti, e a quelli ultimi su cessioni di rami ed NPL) anticipando così la continuità con la politica sindacale attuale senza che questa decisione derivi dal dibattito congressuale (a venire). Ciò significa, di fatto, delegittimare il Congresso della FISAC, sminuendolo al mero atto burocratico di ratifica per decisioni già prese.

Io invece ravviso la necessità di una discontinuità. Ma soprattutto valuto come impellente una discussione congressuale vera e approfondita sulle tante sfide che nei prossimi anni dovremo affrontare.

Per questa ragione ho ritenuto non solo necessario, ma doveroso nei confronti della CGIL e della FISAC, dopo quarant’anni di militanza, proporre la mia candidatura al ruolo di Segretario Generale.

Un processo dialettico di confronto -nel Congresso- si deve sviluppare prima di tutto sul merito degli argomenti e solo dopo sulle relative conseguenze organizzative; questo nell’interesse della CGIL, della FISAC e -prima ancora- di iscritte, iscritti, lavoratrici e lavoratori. 

Un processo dialettico di confronto può, per definizione, basarsi su diversità di idee e di esperienze – che attraverso la sintesi arricchiscono l’Organizzazione (come la CGIL ha sempre affermato) – senza per questo essere considerato divisivo.

La mia candidatura è squisitamente politica, non personale. Non mi candido “contro”, mi candido “per”!

A molti di voi sono note le mie trascorse divergenze politiche sia con Megale che con parte della Segreteria uscente. Ho proposto pubblicamente la mia candidatura perché voglio mettere in pratica i valori che ci contraddistinguono: onestà, trasparenza. Ritengo che serva discontinuità, bisogna quindi essere pronti a praticarla per primi, anche con atti che possono comportare dei rischi personali.

Durante l’ultima segreteria nazionale ho chiesto ad Agostino Megale di smentire pubblicamente una sua affermazione –rivolta a dirigenti della nostra organizzazione- secondo cui la mia autocandidatura sarebbe stata determinata esclusivamente dalla mia volontà di ottenere un nuovo collocamento in FISAC e per rappresentare un’Organizzazione divisa. Si tratta di un’affermazione che, per come e quanto è palesemente falsa ed inverosimile, delegittima chi la professa ancor più di quanto –nelle intenzioni- vorrebbe screditare me.

In ogni caso, è il segnale che ormai in questa FISAC i rapporti interpersonali sono al servizio delle ambizioni di alcuni; e che queste ambizioni non scendono più a patto con scrupoli.

Io so che sono diverso. Non voglio farmi coinvolgere in lotte per il potere. Per me l’unità dell’organizzazione è un valore da perseguire, al di là degli interessi personali, per raggiungere gli obiettivi in linea con la nostra identità, forti di essere un’unica FISAC. Perché dalla base ci chiedono di esserlo e questa volontà io voglio rispettare.

Tutti questi sono motivi in più per ribadire la mia volontà a candidarmi, che ho già inoltrato alla Segreteria Nazionale CGIL.