VENDITA PRODOTTI BANCARI ED ASSICURATIVI: CHI (E QUANTO) RISCHIA?

Breve riflessione sull’interesse del cliente e le perfomances dell’addetto commerciale

di Enrico De Somma e Marco Parissenti

Con l’entrata in vigore nel 2018 della normativa MIFID II e IDD (Insurance Distribution Directive) il perimetro di riferimento dell’azione commerciale della banca e dell’operatore bancario è cambiato sensibilmente.

Sia l’una che l’altra normativa mettono al centro dell’azione di consulenza, sia essa finanziaria che assicurativa, l’interesse del cliente valutato nel breve, medio e lungo termine.

E siccome non può esistere tutela senza sanzioni per chi questo interesse disattenda, la normativa commina una serie di sanzioni amministrative e pecuniarie per l’operatore che non ne tenga debito conto, impregiudicato il tema del risarcimento del danno.

A ciò va aggiunto che, in caso di contenzioso, il giudice valuterà l’interesse del cliente come criterio oggettivo: nel caso in cui non dovesse riscontrarne l’effettività, porrà la responsabilità in capo all’operatore che sarà identificato dal proprio numero di matricola apposto sul contratto.

Risulta evidente come questo cambio di prospettiva (“da una logica prodotto-centrica a una logica cliente-centrica” per dirla con le parole di Stella Aiello, responsabile del Servizio Distribuzione dell’ANIA) comporti una rivoluzione in termini di formazione, di approccio commerciale, di valutazione della performance dell’operatore e, come conseguenza diretta, di riconoscimento retributivo.

Va quindi detto che in occasione del rinnovo del contratto nazionale degli operatori del credito – a poi toccherà anche agli assicurativi – si debba partire dal dettato normativo vigente che, al momento del rinnovo dello scorso contratto, ancora non era in vigore.

Proviamo a mettere in ordine i termini.

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LOTTO MARZO

di Aggregazione Agor@

Anche quest’anno il movimento femminista internazionale NON UNA DI MENO ha lanciato la proposta di uno sciopero generale globale per la giornata dell’8 marzo, a sostegno di un processo di consapevolezza e di lotta, rispetto alle questioni di genere, che sta indubbiamente crescendo ma che sconta tuttavia una sostanziale sottovalutazione da parte di un modello di società ancora fortemente patriarcale.
Non si tratta solo di neutralizzare, culturalmente ed una volta per tutte, l’orribile piaga della violenza sulle donne e dei femminicidi, che nel nostro Paese vengono spesso derubricati a meri episodi di cronaca nera. 
Si tratta per le donne, per tutte le donne, di tornare ad occupare quello spazio sociale dal quale sono escluse a causa della forte discriminazione di genere: pari opportunità sul lavoro, libertà di scelta sulla riproduzione, diritto ad una piena condivisione con l’universo maschile delle cure parentali e delle incombenze domestiche, liberazione dalle molestie sul lavoro, dalla discriminazione salariale, dall’inaccessibilità all’ aborto legale e sicuro, dalla mancanza di welfare che si traduce in lavoro di cura gratuito. 
Con una metafora efficace, NON UNA DI MENO ha lanciato lo slogan “siamo una marea diventata oceano, che nessuno scoglio potrà fermare”.
Occorre che questo oceano continui ad essere alimentato dalle onde della rete collettiva ed internazionale delle donne anche attraverso l’indizione dello sciopero. 
Come libera aggregazione Agor@, nata all’interno della Fisac, accompagniamo la CGIL in questo percorso di sensibilizzazione e ribadiamo la nostra  volontà di fare pienamente parte di questo oceano, di farci onda tra le onde del movimento femminista internazionale.

Sulle agibilità sindacali ABI

di Aggregazione Agor@

In perfetta solitudine e senza interpellare l’organismo preposto all’indirizzo politico-sindacale della FISAC, e cioè il Direttivo Nazionale, il Segretario Generale ha provveduto a siglare l’accordo con ABI relativo alle agibilità sindacali e non ha neanche previsto un Direttivo a breve di approvazione, ma unicamente una ratifica in occasione dell’approvazione della piattaforma per il rinnovo del CCNL del Credito, anch’essa senza mandato del Direttivo.

Questo procedere meriterebbe di per se un’ampia discussione o almeno alcune riflessioni.

Ma c’è dell’altro: quell’accordo apparentemente acquisitivo, come al solito figlio di una discussione tra pochi al tavolo di ABI, lascia inalterato per i banchieri il “peso” della rappresentanza sindacale, avendo effettuato una traslazione all’interno della quantità di cedole globalmente consegnate alle OO.SS., dalle sigle con oltre il 5% d’iscritti nel settore e quelle che, essendo al di sotto della soglia, non ne hanno più diritto. Stesso ragionamento per l’aumento dei distacchi e dei numeri delle delegazioni trattanti dei gruppi.

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LOST in negotiation

di Aggregazione Agor@

Il rinnovo del CCNL Credito non riesce a decollare, nonostante i sei mesi di prolungamento della scadenza di quello del 2015. Si disse allora che quei sei mesi in più sarebbero serviti a ponderare bene la piattaforma ed essere pronti al rinnovo prima della scadenza del 31/12/2018.

Niente di più sbagliato! Siamo alla fine di febbraio e della piattaforma non c’è traccia. Nel frattempo ABI tiene bloccate le sigle sindacali o meglio, i Segretari Generali, invocando la conferma della riduzione dell’importo del TFR in cambio dello spostamento dei termini della scadenza del CCNL. Eh già, da quelle parti nulla si concede senza scambio e siccome siamo stati così bravi da cadere nel rischio di rinnovo automatico dell’attuale CCNL (conferma dell’esistente senza trattativa), avendo ritardato l’elaborazione della piattaforma, ABI ha buon gioco a concedere l’avvio della trattativa in cambio del risparmio sul TFR.

Ma i problemi non finiscono qui. Ad oggi nessuna sigla pare in grado di presentare una piattaforma compiuta di rinnovo del contratto.

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DoBank vuol chiudere la sede di Lecce e trasferire 7 lavoratori a Bari

Miggiano (Fisac Cgil Lecce): “I dipendenti vanno reintegrati in Unicredit”

Presentato il nuovo piano industriale. Lo Smart working appare una scelta obbligata

Lecce, 20 febbraio 2019

DoBank Spa passa alla seconda fase del piano industriale 2018-2020 e taglia la sede di Lecce coi suoi 7 lavoratori. La Fisac Cgil Lecce respinge il piano, specie nella parte in cui si prospetta una forma di lavoro da casa come alternativa al trasferimento a Bari: “C’è un accordo ben preciso. Se non sarà rispettato, chiederemo  inevitabilmente il reintegro in Unicredit”, dice il Segretario Generale, Maurizio Miggiano.

Il piano industriale. La società finanziaria, che si occupa della gestione e del recupero di crediti deteriorati per conto di banche ed industrie, ha rinunciato alla licenza bancaria. Decisione che potrebbe determinare 160 esuberi in Italia e la chiusura di diverse sedi. Tra queste figurerebbe anche la sede di Lecce, da accorpare a quella di Bari, nuova sede di destinazione per i lavoratori. L’azienda vorrebbe ricorrere allo Smart/Flexible Working, una sorta di lavoro da casa, per gestire l’accorpamento. I lavoratori in esubero possono scegliere due vie per conservare il posto di lavoro: o recarsi a Bari o lavorare da casa. Lo Smart/Flexible Working è un istituto finora applicato in via sperimentale e su solo base volontaria. Per come è stato introdotto nel piano industriale rischia invece di essere una scelta obbligata per quei lavoratori che si troverebbero nell’impossibilità di trasferirsi a Bari, pena la perdita del posto di lavoro. In realtà le soluzioni ci sarebbero e sono quelle previste da un accordo sindacale sottoscritto a giugno 2015.

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OdG Fisac Liguria

ODG presentato oggi dalla compagna Silvia Gagliardo di Savona e assunto dalla Presidenza del Direttivo:

“I direttivi Regionale Liguria e Comprensorio di Genova riuniti in seduta congiunta il 14/2/2019 si dissociano dalle proposte di utilizzo del Fondo Nazionale per il Sostegno dell’Occupazione (F.O.C.) a favore di qualsiasi forma di finanziamento al capitale di rischio di qualsiasi azienda. Inoltre sono preoccupati per la proposta di utilizzo dello stesso F.O.C. per gestire gli esuberi del settore inserita nell’ipotesi di accordo di rinnovo del ccnl Federcasse e chiedono che tale proposta non venga inserita nel prossimo rinnovo del ccnl Abi.
Il F.O.C. deve confermarsi strumento di solidarietà per il sostegno alla nuova e stabile occupazione del settore e pertanto si dà mandato al segretario generale della Liguria e al segretario del comprensorio di sostenere tale tesi nei confronti del Segretario Generale Nazionale”

Ed ecco il secondo ODG prodotto a Genova il 14/2/2019 che impegna la Fisac a muoversi per riconquistare spazi di democrazia nel settore bancario:

“I Direttivi Regionale Liguria e Comprensorio di Genova chiedono alla segreteria nazionale, nella trattativa del rinnovo dell’accordo di categoria sulle agibilità sindacali scaduto il 31 12 2018, di farsi parte attiva affinché venga riconsiderata la composizione delle RSA a seguito del profondo cambiamento dell’organizzazione del lavoro nel nostro settore. Vanno riviste anche le regole in merito alle Assemblee che ad oggi penalizzano larga parte dei lavoratori, infatti la regola che impone di garantire l’operatività alle unità produttive da 3 a 7, di fatto priva molti di essi di un diritto fondamentale.”